The blog-chronicle about my dream week in Ny-DAY 1

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La faccia della felicità!!!

Ciao a tutti!
Sono finalmente riuscita a recuperare le foto, almeno quelle scattate il primo giorno.
Per le altre mi sto ancora attrezzando.

Comunque, come vi avevo anticipato,
inizio la blog-cronaca del mio viaggio a New York.
Cercherò di non tediarvi troppo,
anche se son 10 giorni che siamo tornati e ancora non riesco a smettere di parlare continuamente di questa città.

Il 18, il primo giorno, siamo atterrati a NY ad un orario molto comodo, intorno alle 14.
Speravamo di arrivare presto in hotel così da lavarci e uscire subito,
ma non avevamo considerato i controlli di sicurezza.
Già a Fiumicino praticamente ogni tre passi facevano un controllo, il che è una cosa positiva visti gli eventi recenti…
ma è veramente una rottura di balle star sempre li ad aprire e chiudere le valige!!
Tra l’altro, non so perché, bloccavano sempre noi…chissà che facce avevamo!
Una volta sbarcati a NY la cosa si è fatta ancora più pesante.
Ci siamo messi in fila per il controllo dei passaporti, il rilevamento delle impronte e il rilascio del visto,
e lì siamo rimasti, in piedi, sudaticci e irritati per ben tre ore. So funny mè!
Una volta passati i controlli, e dopo che una guardia ha detto al mio amore “stai attento che questa è pazza!Si vede dagli occhi!”, per andare in città abbiamo optato per l’Air Metro,
in modo da vedere anche un pò di Queens.
L’Air Metro è un mezzo molto comodo, anche se lì per lì non si capisce bene come funziona.
In pratica non si paga il biglietto prima di entrare
ma quando si scende alla propria fermata.
Una volta qui si può fare la metrocard e pagare 5 dollari per l’air metro e 2 per un biglietto della metro.
Le linee della metro, inoltre, non sono sempre fedeli al percorso indicato; spesso ci sono lavori e subiscono delle variazioni.
Per fortuna la deviazione è andata a nostro vantaggio, e siamo scesi a due passi dall’hotel.
Usciti dalla metro siamo stati catapultati direttamente in
Herald Square, una piazza alle spalle di Times Square e attaccata all’Empire State Building.

E d’un tratto stanchezza e nervosismo sono scomparsi, e ci siamo persi in quello spettacolo straordinario.
Abbiamo respirato a pieni polmoni i fumi provenienti dai camioncini che sfornavano hot dog a tutto spiano,
ci siamo lasciati spintonare dalla gente che camminava veloce in qualsiasi direzione e,
come in trance, abbiamo iniziato a camminare, non curanti del caldo e delle valige.
L’Empire e poi la Fifth Avenue, i negozi enormi: eravamo come due bimbi che entrano per la prima volta al luna park e fremono perché vogliono fare tutto e subito!!!

Dopo essere usciti da questo stato ipnotico siamo corsi in hotel. Erano già le 18 e volevamo solo cambiarci e buttarci quanto prima per quelle strade brulicanti…di gioia.
Ci siamo presi solo 5 minuti per goderci il panorama che si vedeva dalla nostra camera: l’Empire! Che spettacolo!

 

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A Herald Square c’era un mercatino gastronomico,
con cibi provenienti da tutto il mondo.
La cosa più bella è che sembrava di essere ad una sorta di sagra,
ma nel pieno cuore di Manhattan.
Una dicotomia affascinante.

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Camminando camminando, siamo arrivati in quella che secondo me è la piazza più pazzesca dell’universo,
Times Square.
Artificialità pura, palazzi altissimi e illuminatissimi, gente che si muove compulsivamente, personaggi dei cartoon che posano con i turisti per le foto, immagini che scorrono su maxi schermi senza interruzioni, esibizioni canore, balli di strada improvvisati…
siamo rimasti a bocca aperta per mezz’ora come due ebeti,
incapaci anche di rivolgerci la parola.

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Quando finalmente siamo riusciti a muoverci,
dopo aver fatto le prime mille foto (chiaro!!!),
abbiamo continuato a passeggiare e ci siamo ritrovati a
Bryant Park, un parco pubblico tra la quinta e la sesta, all’interno del quale si trova la New York Public Library.
Siamo stati qui per qualche minuto, dopodiché ci siamo riavviati verso Koreatown per andare a cenare da Hangawi,
un ottimo ristorante vegetariano suggerito da Lonely Planet.
Non vi fate ingannare dal fatto che non ci siano carne e pesce:
qui il cibo è spaziale.
L’ha apprezzato molto anche il mio amore che generalmente non mangia se non c’è un pò di ciccia a tavola.
Dovendo aspettare mezz’ora,
siamo andati a prendere una birra lì vicino,
sulla strada dei pub irlandesi.
Ve lo dico, qui a NY la birra costa veramente tanto,
conviene sorseggiarla se no si lasciano le penne.
Impresa ardua, molto molto ardua, per noi.

Al ristorante, dopo averci fatto lasciare le scarpe all’ingresso, ci hanno fatto accomodare.
I tavoli da Hangawi sono posizionati in modo da essere incavati nel pavimento e ci si siede su dei larghi e comodi cuscini praticamente sul bordo della buca.
Stupendo per me che amo mangiare sul divano e stare a gambe incrociate anche sulla sedia.
La cena è stata deliziosa, mai mangiata una frittura di verdure così croccante!!!
Purtroppo la stanchezza e il jet lag hanno iniziato a farsi sentire. Erano le 22:30 a New York (le 4:30 del mattino in Italia), eravamo svegli da 24 ore, per cui stavamo lì per lì per svenire.

Ce ne siamo andati dritti a nanna,
coccolati nel lettuccio dalle luci dell’Empire…. 🙂

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