The blog-chronicleabout my dream week in NY-DAY 3

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Ciao a tutti!!

Inizio già col dirvi che il terzo giorno a New York è stato il più stancante di tutti…soprattutto per il mio sistema nervoso! È stato il giorno in cui abbiamo deciso di visitare la statua della libertà, ma più che altro, è stato il giorno in cui abbiamo fatto più chilometri di fila in assoluto! Un’agonia!

La prima tappa del giorno è stata la NY Public Library, che accoglie con una grande scalinata protetta ai lati da due leoni. Una volta all’interno la sensazione è quella di essere catapultati in un altra dimensione. Nell’edificio regna un rigoroso silenzio, interrotto solo dallo scricchiolio delle pagine dei libri e da qualche solitario colpo di tosse. Ho invidiato moltissimo le persone che erano li dentro a studiare, a leggere un libro o a scrivere; ho immaginato quanto sarebbe stato bello trascorrere li le ore di studio. Anche se letto e divano in questi anni sono stati dei compagni di studio fantastici!!

 

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Dopo aver sognato a lungo ad occhi aperti, ci siamo schiodati da qui e abbiamo preso la metro per Battery Park, da dove partono i battelli per la Statua della Libertà.
I giorni prima di partire avevo letto un pò di opinioni sul web e in molti consigliavano di prendere il battello arancione per Staten Island (gratis) che fa tutto il giro della baia, così da poter vedere Lady Liberty, anche se da lontano, Staten Island, e lo skyline di Manhattan.
Però ormai eravamo li e ci è sembrato che andare alla statua fosse una tappa obbligata.
Errore madornale!
Secondo me se si acquistano i biglietti per salire sulla corona o sul piedistallo (da prenotare sul sito della Statua della Libertà dai 6 ai 3 mesi prima di partire) merita una visita, altrimenti, se si va li come noi solo per guardarla dal basso, non vale la pena. Non fosse altro che per le lunghe file ai controlli e all’ingresso e all’uscita dai traghetti. Un incubo!!!
Il biglietto per visitare la statua della libertà ed Ellis Island viene 18 dollari e comprende ovviamente i vari traghetti. Dopo la prima ora e mezza di fila per i controlli, abbiamo atteso altri 25 minuti per salire sul traghetto. Il panorama effettivamente è mozzafiato, ma niente che non avremmo visto sul battello arancione. Dopo 15 minuti circa siamo arrivati dove si trova Lady Liberty ; qui è possibile fare una lunga passeggiata tutto intorno la statua e sorseggiare un ottimo litro di limonata fatta lì per lì.
Dopo una mezz’oretta, consapevoli del fatto che avremmo dovuto affrontare ancora un’altra fila, siamo andati ad incolonnarci come due pecorelle. Dopo circa 25 minuti di fila e 10 di tratta siamo arrivati ad Ellis Island, dove si trova l’edificio in cui venivano accolti gli immigrati che sbarcavano per la prima volta sull’isola. Abbiamo fatto un giro abbastanza completo, accompagnato dall’audio guida. Molto interessante, anche se non esattamente indispensabile se siete a NY per la prima volta.
Infine, dopo un’altra ora di fila siamo riusciti a tornare a Manhattan…non mi sembrava vero!!!

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Erano ormai le 16 e stanchi, affamati e mezzi ustionati dal sole su collo e braccia, abbiamo ondeggiato verso Wall Street. Ad accoglierci, il mitico torello, sommerso da turisti che gli toccavano insistenti i gioielli, povero bubu!!!

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Abbiamo fatto un bel giro del quartiere e, cercando un posto dove mangiare qualcosina, abbiamo trovato la strada dei pub irlandesi. In netto contrasto con il resto del quartiere, qui sembra di essere veramente in un altra città, come vedete in foto.

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I posti suggeriti dalla guida erano decisamente troppo lontani per le condizioni fisiche in cui eravamo per cui ci siamo fiondati in un Mc e abbiamo mangiato una cosina al volo.
Da qui ci siamo fondati da Century 21, un enooorme grande magazzino dove si trova roba nuova e usata a prezzi incredibili. Fortuna non avessi la forza neanche di spostare le grucce, altrimenti sarei rimasta senza un dollaro sulla carta!! Il mio consiglio, se volete andare qui, è di recarvi un giorno in cui siete abbastanza liberi e in cui potete perdere almeno 5 ore!

Dopodiché, Ground Zero. Penso il posto più angosciante che abbia visto negli ultimi anni. Due grandi vasche che sorgono dove fino al 2001 c’erano le Torri Gemelle, circondate da lamine di marmo nere su cui sono incisi i nomi di tutte le vittime di quel maledetto giorno; e poi c’è l’acqua che scorre ininterrottamente dai lati e viene inghiottita da una grande voragine nera.
C’è un atmosfera cosi strana, la morte che si scontra con la vita; gente che scatta foto, che fa selfie, in un luogo dove sono morte milioni di persone. E quest’acqua che scorre, che rimanda allo scorrere del flusso della vita, inghiottita poi nel buio. Davvero sentivo il cuore oppresso e l’unica cosa che son riuscita a fare è stata pregare. Per quelle persone che sono diventate vittime, per quelle degli attacchi recenti che ci hanno dilaniato, e per noi tutti, in balia dell’ignoto spaventoso che ha trasformato le nostre vite.

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Più avanti, ecco il One World Trade Center, il grattacielo più alto di Manhattan. Un immenso, e di incredibile bellezza, edificio che si staglia imperioso nel cielo.
Abbiamo visto anche quella che sarà la nuova stazione della zona, ideata e costruita da Calatrava, a forma di coda di balena.

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Era tradissimo ed eravamo stati invitati da alcuni amici ad un aperitivo sul rooftop dell’hotel 230 Fifth sulla quinta. Per cui siamo tornati a casa, cambiati velocemente e usciti di corsa. L’aperitivo su uno dei rooftop è d’obbligo quando si viene qui; ci si gode appieno il tramonto, “disturbato” solo dalla sagoma dell’Empire. Un tesoro per i nostri occhioni stanchi.

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